C'era una canzoncina che ai tempi degli scout mi metteva una certa malinconia.
Faceva più o meno così:
A come Armatura,
B come Bravura,
C come Canaglia che con me verrà in questura...
Ora, tralsciando le scontate battute che verrebbero sulla mia avversione alle armi e armature (Obiettore di Coscienza
since 2002!) e alla Questura, la malinconia derivava dalla ritmica atipica della filastrocca e, probabilmente, dall'elenco che, in una canzoncia per bambini ci sta, d'accordo, ma mi metteva
un'ansia da prestazione ancor prima di sapere cosa fosse un'ansia da prestazione.
Poi cresco (poco, dicono in parecchi... e non si riferiscono all'altezza!), le armi e le armature diventano oggetto dei
miei libri e dei miei spettacoli teatrali, in Questura ci vado per fare il passaporto ma anche perché in Quinto liceo occupai la scuola e le ansie della mia vita le ho somatizzate in un balbettìo
che mi vien fuori davanti a persone che mi mettono a disagio (ora tutti a chiedersi "ma quindi quella volta era a disagio con me? Oddio! Cosa ho fatto di sbagliato?" e giù con le ansie da
prestazione...).
E vi snocciolo, dunque, il mio elenco alfabetico che ogni scrittore, secondo l'IO scrittore, dovrebbe avere in mente ogni
qual volta scrive qualcosa, dal romanzo di formazione alla lista della spesa, dalla poesia alla sua amata alla lettera minatoria al condomine del piano di sopra che cammina coi tacchi alle due di
notte.
A: sarebbe troppo facile dire A come Amore, anche se ce ne vuole in quantità da coma diabetologico. Ma ormai l'ho detto,
quindi.... A COME AMORE.
B: Bellezza. Bruttezza. Entrambe, in un continuo scambio di vedute sul mondo e sugli esseri umani, perché il confine a
volte è così etereo da essere invisibile ad occhi ingenui.
C: Cervello. Cuore. Prima l'uno e poi l'altro. Come in una ricetta in cui, se sbagli una dose o inverti gli ingredienti,
finisci per fare un pasticcio.. quando volevi semplicemente fare una frittata.
D: Devozione. Una di quelle fondamentaliste verso il proprio culto che è la Scrittura, composta da miriade di santi
chiamati "parole".
E: Emozioni. Le proprie. Ma anche quelle degli altri. Andare in giro come un segugio, individuando e capendo le emozioni
della gente per poi trasporle sul foglio.
F: Fantasia. "La Fantasia è come la marmellata. Bisogna solo spalmarla su una solida fetta di pane." Italo Calvino.
Punto.
G: Gioco. Scrivere è un gioco, ce lo insegnano alle elementari, ci insegnano le regole, bisogna allenarsi e continuare
anche quando si è stanchi. Sembra un gioco solitario, ma può diventare un gioco di squadra quando diventi un professionista (hai un Editore, un Ufficio Stampa, un Editor e tanti "primi lettori",
il Grafico, il Libraio ecc). Poi, se ti sei applicato negli allenamenti e magari giochi pure bene hai anche un pubblico sugli spalti, che ti incita a fare sempre di più, ma ti fischia se hai
sbagliato un "passaggio". Comunque la pensiate, scrivere è il più bel gioco del mondo. Ma non un gioco da ragazzi.
H: Habitat. Magari è un po' forzata, ma intendo proprio la stanza in cui si è soliti scrivere, quella dov'è il computer,
la vecchia Olivetti Lettera 22, i taccuini Moleskine o il falò per fare i segnali di fumo. L'Habitat è fondamentale per trovare il proprio equilibrio interiore e concentrarsi solo sulla
scrittura.
I: Idee. Non singolare. Plurale. Le idee sono le fondamenta su cui costruire, mattone dopo mattone, la nostra storia, dopo
aver buttato nella betoniera tutte le parole possibili, averle fatte amalgamare e poi averle distribuite a fil di cazzuola su ogni fila per alzare i muri della nostra casa ideale.
L: Lettura. Per Scrivere bisogna Leggere Libri. Punto e accapo.
M: Metodo. Ognuno ha il suo. Condito da piccoli riti. Scrivere di notte, di giorno, appena alzati, al tramonto. Con la
musica in sottofondo, nel finto silenzio della campagna, in treno. Un tempo stabilito o quanto gli pare. Metodo. Come per la musica.
N: No. Saper dire di NO. A se stessi, ovviamente. Avere il coraggio di cancellare le cose scritte che, una volta rilette,
non piacciono più o quelle semplicemente non funzionali. Il NO è una parola chiave. Negare per non annegare.
O: Onniscienza. No, non mi sono montato la testa. Lo scrittore deve essere onniscente su quello che scrive. Deve sapere
tutto. Essere dentro la testa di ogni personaggio, anche il più piccolo e insignificante. Deve essere dentro a ogni gesto, ogni dialogo, ogni parola, ogni punto di interpunzione.
P: Penna. L'arma che nessuna tastiera o touchpad sostituirà mai. Ma anche Parole. Più vocaboli si è portati a utilizzare,
migliore sarà il risultato della scrittura.
Q: Quaderno. Taccuino, Moleskine, a quadretti o a righe, ma anche foglio bianco. Perché le idee sfuggono come un
rapinatore maldestro. E con l'arma di cui sopra puoi stamparlo sulla carta e lavorartelo come un Ispettore bastardo al rientro in Caserma-Cameretta.
R: Regole. Quelle scritte, quelle non scritte. E, infine, le proprie.
S: Scrivere. Non è un contropiede, il mio. Nè un tentativo banale di riempire la casella ESSE. Semplicemente un invito
all'allenamento pratico più importante che ci sia. Ci si riscalda con la lettura e poi si spinge al massimo scrivendo, scrivendo, scrivendo fino a che le mani fanno male.
T: Tutto. Sì, serve ogni cosa. Più sai, più conosci, più hai letto, più hai vissuto e meglio è. Ma anche Testa e
Talento.
U: Unicità. Ogni scrittore deve prima capire, poi assimilare e infine utilizzare l'Unicità del proprio essere scrittore.
Vladimir Propp diceva che ci sono 31 azioni/reazioni a cui il personaggio è assoggettato. Ma l'Unicità sta nel creare attorno a queste 31 cose il proprio mondo.
V: Vita. Attingere dalla tua per dare la Vita ai tuoi personaggi, figli che rimarranno attaccati perennemente al tuo
cordone ombelicale. Perché tu sei Madre e Padre allo stesso tempo.
Z: Zeta. Per dire Fine. Uno scrittore deve conoscere la Fine della storia che sta raccontando. Anche prima di conoscere
l'Inizio. Ma anche saper dire basta quando un'idea sbagliata ci porta in alto mare e a salvarci ci può essere solo una Zattera. Che inizia per Zeta. Come la Fine.
Fine.