Monday 9 january 2012 1 09 /01 /Gen /2012 17:18

Avete idea di cosa leggere per l'anno nuovo?

Boh???

Bo, casomai. Bolano.

Postumo. Ma pur sempre Bolano.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/bolano-romanzo-postumo/182516/

Di Massimo Lerose
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Sunday 25 december 2011 7 25 /12 /Dic /2011 02:31

A volte basta una scintilla per far scattare il meccanismo scribacchinico.

Stavolta, per dire, è stata una frittella al baccalà.

Anzi, la tradizionale frittella al baccalà che faceva la buonanima di nonna Giovanna, mater matris, calabrese di Villa San Giovanni, stretto che più stretto non si può, come del resto il loro accento impastato fra reggitano e messinese, un po' come le frittelle di lievito di birra e filetti di baccalà, ingredienti separati da un mare di preclusioni ma che all'incontro, magari su un Ferribotte o in una scodella, sposano alla perfezione. Mamma le cucina perché è il suo modo di stare vicino alla sua che non fa il natale con lei da 13 anni. Perché impastare, friggere e vedere quelle frittelle sulla tavola imbandita le ricorda la genitrice che l'aveva proprio fatta con lo stampino! Talis mater talis frittellas.

Insomma, mangio una frittella, anzi due, facciamo tre, e come sparisce il fritto ustionante ("non si mangiano le cose appena sfornate!" "ma sono più buone..." "non si fa e basta!" della serie Cattolici consigli per aspiranti purgatoristi della domenica) e rimane il sapore del baccalà mi viene da scrivere. Il palato è collegato direttamente al cervello, non sto qui a spiegarvelo ché già starete al terzo prosecco. Palato - Cervello, diretto con fermata alla stazione Ricordi. 

Scendo dal treno e mi ritrovo nella bottega del mio barbiere storico. 

Bruno è un Hobbit. E prima che leggessi Il Signore degli Anelli era solo un tipo buffo, con una faccia e una pancia buffa, con un accento buffo (il sonninese, signori miei, nella scala dei dialetti da ridere, in senso buono, è secondo solo al foggiano). Insomma Brun' i' Barbiere, che fuori la sua bottega di Via delle Arene ha la scritta Coiffeur pour homme che da piccolo mi chiedevo perché un sonninese dovesse scrivere in francese e ora che sono grande capisco che fa chic, ma magari non sa neanche che significa chic, Bruno, dicevo, è un personaggio straordinario. Ci sono sempre andato per tradizione. Era quello più vicino a casa, ci andava mio cugino Fabio (che ormai non ha più bisogno del barbiere!), c'aveva i poster del Terracina Calcio, le figurine di Fausto Coppi e pure il calendario con le donne nude. Per un bambino era il paradiso. Calcio e donne. Palloni in tutte le forme.

L'altro ieri l'ho tradito. Ho tradito Bruno. La tradizione.

Sono andato da un nuovo barbiere. Un po' più giovane, un po' più esperto di ricci. Ora voi vi starete sbellicando perché il Prosecco è finito e siete passati al vino bianco. Fatto sta che i ricci sono un cruccio. Soprattuto ora che le stempiature patriarcali stanno facendo i suoi ghirighori sulla testa già di per sé affollata (di che lo decidete voi...).

Sono andato da un altro. Ho tradito Bruno. La tradizione.

Ma Marco si intende di ricci. Marco è il mio nuovo barbiere. Marco sta un po' più lontano da casa, non ha i poster e tantomeno il calendario con le donne nude.

Ma è un vero tradimento? Al massimo potrebbe esserlo verso me stesso, le mie tradizioni. Ma finché i ricordi mi sostengono, sotto quei ricci che Marco ha domato, finalmente, finché i ricordi sono lì a farmi rivedere le mattine estive passate sul seggiolone col poggiapiedi, un lenzuolo di tela bianco a coprire chissà quale delle mie t-shirt e il pennello che mi solleticava il collo quando Bruno mi toglieva i ricci in eccesso, quelli che mi aveva tagliato con tanto amore ma con poca maestria, finché ricordo non tradisco. 

Risalgo sul treno e torno a casa.

Come da tradizione, mentre io ricordavo, Lucio si è finito tutte le frittelle al baccalà.

Mi tocca aspettare il prossimo natale.

Senza tradire aspettative. Tradizionalmente.

Di Massimo Lerose
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Monday 19 december 2011 1 19 /12 /Dic /2011 09:40

IMG_0274.JPGIl tempo in cui mi chiedevano di mettermi sulla sedia e recitare la poesia di Natale sarebbe finito. Anche se è andato avanti più del dovuto per la mia insana voglia di esibirmi laddove ci fosse un qualunque tipo di pubblico, anche se formato solo da Zio Luciano nell'atto di addentare il trentaduesimo gamberone (non credevo più a Babbo Natale da quando ho scoperto che aveva la stessa montatura degli occhiali di Zio Eugenio... era il 1984!). Quindi continuai e continuo e continuerò a recitare quelle che per me erano semplici bugie, ma vivendole come un copione teatrale qualunque. Buone intenzioni, già...

Per la maggior parte delle persone le "buone intenzioni" riguardano esclusivamente se stessi, che manco sarebbe male se almeno fossero robe lecite, salutari e libere. E allora capisco che sono stato, sono e sarò sempre quello "contro", quello "strano", quello che "dovrebbe pensare di più a se stesso" (Cit.), quello che si mette su una sedia ancora a 33 anni suonati e recita comunque la sua poesia di Natale. Anche se al Natale non ci crede.

Oggi che zio Luciano continua a mangiare i gamberoni, che zio Eugenio ha sempre la stessa montatura e che io mi ostino a recitare poesie di Natale e non, vi elenco le mie cattive intenzioni per l'anno nuovo, visto che le buone intenzioni le lascio a chi pensa solo a se stesso:

- Portare un Befana culturale a Terracina il 6 e 7 gennaio (convegni storico-archeologici, premi letterari, reading, musica, video e tanto ma tanto altro by Ecco Fatto! con quella ricciolona di Irene Chinappi)

- Dirigere e recitare nel nuovo Reading & Jazz "Fantasmagorico" degli StanchiNati (stavolta siam io e l'Adriana Tari) in collaborazione con i Let's Jazz

- Fare il giurato nel Premio Letterario Internazionale Nabokov a Lecce

- Tenere il Corso di Scrittura Creativa

- Fare 3 spettacoli diversi al Filosera (febbraio, aprile  e giugno) e poi portarli in tournée

- Presentare Il Solitario dalla Feltrinelli di Latina (1 febbraio) al Salone del Libro di Torino (maggio) passando un po' in tutta Italia (Calabria, Roma, Bologna, Mantova son già prenotate!)

- Organizzare il Terracina Book Festival terza edizione

- Presentare i libri Si scrive Terracina - Vol 1, Scorie di Fabio Arduini e Fratelli e Cani di Giorgio Molinari in più occasioni possibili

- Bissare il successo di date, pubblico e consensi delle Cene Criminali

- Finire il quarto romanzo

- Continuare ad insegnare recitazione ai bimbi

- Realizzare la Sit-com Agenzia Minimale per la Tv e per il Web. Sceneggiatura delle prime 5 puntate già scritta con Giorgio Molinari. A Gennaio inizio delle riprese

- Riempire il calendario di appuntamenti culturali nella mia Terracina e in provincia: "passeggiate letterarie sulle tracce di Eduardo Scarpa" per dirne una

- Cominciare le "vere" riprese di Apnea - La Serie


...e chi più ne ha... più ne faccia...

ma solo cattive intenzioni eh!

Di Massimo Lerose
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Friday 16 december 2011 5 16 /12 /Dic /2011 19:53

12 non più di 12.

Uno per ogni mese dell'anno. Per il 20...12, appunto.

Scrittori veri. Scrittori pericolosi. Per un'idea regalo. Per altri. Per se stessi.

Strenne di penne portate da renne. Ché Babbo Natale c'ha già i suoi volatili per diabetici, non può mica fa' tutto lui!

 

1 - Alberto Levi Kessler, the Voice of the words.

 

2 - Jean-Claude Izzo, radici nel cervello.

 

3 - Normanna Albertini, la pasionaria delll'appennino col pennino.

 

4 - Ascanio Celestini, dopo di lui "Sipario!".

 

5 - Giorgio Cremonini, critico della "maggior cura".

 

6 - Dario Falconi, fa bene come la Crusca.

 

7 - Aurelio Picca, noblesse oblige.

 

8 - Jeffery Deaver, il collezionista di assi.

 

9 - Fabrizio Gabrielli, l'Indiana Jones dei neologismi.

 

10 - Damiano Celestini, giornallista.

 

11 - Manuel Vazquez Montalbàn, brutto, sporco e cattivo.

 

12 - Giorgio Molinari, un tranquillo writer da paura.

 


Di Massimo Lerose
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Wednesday 14 december 2011 3 14 /12 /Dic /2011 12:57

Ti capita che te ne vai in giro per la città con una telecamerina fullaccadì e capisci che sei un marziano, e non perché sei nato il 25 marzo o perché il dio greco proteggeva quelli col pisello come te.

Ti capita di girare proprio nella tua città, dove pensi che le cose scontate non si trovino solo al supermercato, ma che fluttuino nell'aria intrisa di iodio. Con la I.

Ti capita anche di provare un po' di vergogna dinanzi alla giornalista forestiera, che ti è anche amica, perché pensi che, in fondo, le figure di merda che stanno facendo i tuoi concittadini sono anche un po' tue. Tue e di quel fottutissimo senso di appartenenza che sbandieri in tutta Italia nei tuoi libri, nei tuoi spettacoli e nei tuoi incontri culturali.

Irene Chinappi, giornalista forestiera, e non solo per la foresta di ricci che porta meravigliosamente su quella testa vulcanica, va in giro a fare domande ai terracinesi. Modello Iene. Ma stile tutto suo. Io filmo. Pregando i vari dèi Tribuzio & Lamante di non rimproverarmi troppo per la "poca pulizia dell'immagine" e per "la totale assenza di fonti luminose". Ci penserà Zia Panasonic, spero, o al massimo cugino Photoshop.

Irene chiede. Io filmo. 

Ma rispondo anche. A me stesso, ovvio. Nella mia testolina che va più veloce della lingua. Come un bravo scolaretto di terza elementare che, una cazzo di volta che sa una cosa, alza la manina cicciotella e vuol fare la sua porca figura con la biondina tipo Barbie al primo banco. Il pensiero della maestra su di te ha solo un senso parastatale.

Io rispondo. Bene. Almeno alle domande più facili. Si tratta pur sempre di un argomento a me caro: Sergio Sulpicio Galba, imperatore romano nato a Terracina. Roba di casa, insomma. Come se mi chiedessero quanti figli c'ha zio Nino o che lavoro fa mio cugino Simone. E non crediate che io sia un tipo da pettegolezzi stile megera tuttabigodini&panchedellachiesa. So le cose che devo sapere. Che tutti dovrebbero sapere. Tutti i terracinesi, almeno.

La gente, la mia gente, non risponde. Oppure risponde anche non sapendo. Alcuni addirittura inventano, ci provano, com'è d'uopo nello stile sòpiùfurboemet'inchiappetto tutto italico. Una addirittura pontifica, assumendo il tono e la fraseologia politichese del "è come dico io senza ombra di dubbio" (Cit.).

E questa Una (la chiameremo indeterminatamente così, d'ora in poi) ci addita affibbiandoci un epiteto che manco Omero nei giorni migliori: NULLAFACENTI. Achille è pièveloce. Ecco Fatto è nullafacente.

Perché per lei, Una, quello che facciamo io e la Chinappi è non fare nulla.

Una, invece, fa. Purtroppo. Fa che insegna storia in un liceo. Con l'aggravante di essere terracinese da generazioni. 

Una all'inizio risponde bene. Domanda semplice, risposta esatta. E io tiro un sospiro di sollievo che Giove Anxur mi risponde strizzando l'occhiolino, come a dire "lo vedi che qualcuno ha ancora il fuoco sacro come te?".

Una però poi strafà. Stradice. Soffia sul presunto fuoco sacro e appiccia j'asène (scatena una reazione a catena che porta disastro, nda). Non solo risponde. Pontifica. Taccia la giornalista di dire corbellerie (quando quella è giornalista che studia, "che si deve prendere una Laura! (Cit.) e quindi le cose ce l'ha scritte sulla cartellina e l'ha trovate sui libri di Storia mica nei Baci Perugina!). Taccia ma non tace. E la dice più grossa di tutti quegli altri intervistati che magari non hanno mai studiato in vita loro, per lavorare o perché il fuoco sacro ce l'avevano per altre cose del tutto rispettabili.

"è la sua risposta definitiva?" l'aiuta la Chinappi gerryscottianamente bonaria.

"l'accendiamo!" fa Una. Ma non è del fuoco sacro che parla.

Stradice.

Strafa.

E allora tanto vale non fare nulla come facciamo io e la Chinappi.

Nullafacenti. Ecco Fatto!


Di Massimo Lerose
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  • "Massimo Lerose nasce nel 1978. E' attore, regista e scrittore. Per molti dovrebbe trovare un "lavoro serio". Per alcuni è un "talento sprecato". Per pochi è semplicemente Massimo. La sua casa è il mondo. Il suo mondo è Terracina."

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