Meglio stare all'Indice che al medio... Scrittori Pericolosi, non scrittori fottuti!
Che uno poi ci scherza ma in fondo dice la verità.
Facciamo questo mestiere non tanto perché è l'unico che in realtà siamo in grado di fare, ma soprattutto perché la vita è così piena di sapori, immagini, suoni, emozioni che se non ce lo dicono degli scrittori, degli attori, dei giornalisti, dei musicisti, dei fotografi è come se assaggiassimo tutto sciapo, vedessimo tutto in bianco e nero, ascoltassimo tutto a basso volume e vivessimo una vita così piatta o sotto il livello del mare che la depressione del Mar Caspio al confronto sarebbe un martedì grasso.
Che uno poi ci scherza ma in fondo dice la verità.
L'incipit è una cosa fondamentale.
In una storia l'attacco è tutto.
"Che uno poi ci scherza ma in fondo cie la verità" è un incipit.
L'incipit di Incipit, la prima edizione del Festival Incipit.
Una prima volta che non si scorderà mai.
Non solo per la buona riuscita, grazie all'organizzaione della premiata ditta Leaci-Giannasi, alla partecipazione degli autori finalisti al Premio Nabokov, al pragmatismo mediatico di Damiano Celestini, ma anche di tutto il contorno. E non ho usato una parola a caso.
Il contorno è fatto di balle di fieno portate dal vento dell'est italico nella pizza gelidamente assolata di Novoli, salento puro, come il negramaro e il primitivo che innaffiava le varie portate, dalle classiche orecchiette alle cime di rapa (che, parlando di classica, è come andare a Salisburgo e non fishciettare "Non più andrai farfallone amoroso") alle autentiche "prime volte", con quel virginale senso di assuefazione all'atmosfera e quella voglia irrefrenabile di assaggiare, come quella dello stufato di cavallo (gli animalisti, il wwf e Marina Ripa di Meana sono pregati di lasciare la pagina). L'atmosfera era quella dei film di Sergio Leone, le note di Morricone rimbalzavano fra le piante d'ulivo e quelle pietre gialle che formavano chiese e case, le prime quasi in numero maggiore, le persone, quasi sempre anziani, che ci guardavano come fossimo i Clint Eastwood di turno, fuori casa con uno scarto già di due gol.
Mai a pensare che in un posto così ci fosse... un posto così.
Non è una costatazione razzista la mia.
Anzi... forse è il senso di impotenza che prevale spesso e volentieri.
Ci hanno fatto credere che il sud di qua e il sud di la...
E invece, senti qua e guarda la....
Guarda in che teatro meraviglioso, in che "gioellino" direbbero gli orafi della parola nazionalpopolare, si è svolto il Festival Incipit, in che posto ho letto gli incipit dei miei (primi) tre romanzi APNEA, MALARIA e IL SOLITARIO.
E mentre Alice riprendeva, Veronica fotografava, Giorgio sudava, Andrea pianificava, Eduardo leggeva, Massimo interpretava e Damiano sognava cavalli al galoppo, è nata una squadra che presto racconterà gli incipit, le balle di fieno e, perché no, anche i cavalli di molti posti, vicini e lontani.
Coming soon....