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9 settembre 2010 4 09 /09 /settembre /2010 12:09

Non mi infognerò, lo giuro, anche perché si parlerà di terme.

Non mi infognerò, lo prometto, nella disquisizione storico-linguistica della letteratura che si fa luogo e del luogo che si fa letteratura.

L'ho fatto in queste tre righe, ma non è un infognatura...piuttosto un piccolo tuffo di quelli che ti accorgi subito che l'acqua è gelida ed esci dal mare abbracciandoti per riscaldarti.

Ok, ok... di che cavolo parlo, di che cavolo parlerò in questo articolo... di letteratura (la mia), di un luogo (che è privato ma è pubblico... il nostro) e di come sia fondamentale conoscere per sentirsi parte di qualcosa di più grande.

 

Immagine 023

 

La foto che ho scattato ieri è un simbolo. In tutti i sensi.

Per la prima volta in vita mia sono riuscito a visitare, grazie alla gentilezza della signora Gigliola, padrona di casa, Villa Salvini.

Per chi non è di Terracina, ma anche per i molteplici pronipoti di Feronia e Giove Anxur che vagano per la città ignari delle meraviglie e dei tesori nascosti e palesi che calpestano quotidianamente, spiegherò brevemente che cos'è e dove si trova.

 

Villa Salvini, già Villa Montani, è una residenza privata, da più di 50 anni propietà della famiglia Salvini (l'acquistò il Dottor Decio Salvini, già fondatore della Clinica Villa Azzurra) che si trova "stretta" (è più di un eufemismo...) tra l'attuale Via Marconi e lo strampiombo di Monte Sant'Angelo. L'abitazione vera e propria fu costruita sulla Chiesa della Maddalena (la foto ritrae un particolare di affresco su una delle tre stanze che la costituiscono), ricavata, probabilmente dai Cavalieri Templari, da un precedente manufatto romano (i segni dell'opus reticolatum sono ancorqa evidentissimi), adiacente alle Terme Nettunie (foto sotto, ingresso delle terme, con tanto di mosaico ritraente un mostro marino e vasca in pietra lavica in fondo, e due lucernari che l'Enel farebbe fatica a credere).

 

Immagine-010.jpg 

 

 

Fra le altre meraviglie, incastonata in un giardino lasciato crescere "all'inglese", c'è la Regina Viarum, un tratto dell'Appia traianea, con le sue pietra nere.

 

Immagine-017.jpg

 

 Ma torniamo a noi... a lui, al simbolo...

Quel simbolo è la prova evidente che i miei studi su Terracina e una certa fetta della sua storia sono veritieri. Non che non ci credessi leggendolo sui libri, ma...ho fatto un po' come San Tommaso...ereticamente, ma l'ho fatto...

Il luogo, quindi, mi ha confermato che la mia letteratura (in questo caso il terzo romanzo, di cui vi do due brevi anteprime che riguardano proprio Villa Salvini) è il mio luogo, è parte integrante di essa... è Terracina.

 

Dal Capitolo 25 "I cinque sensi" del romanzo IL SOLITARIO di Massimo Lerose

 

La Biblioteca “Adriano Olivetti”, sita nell’omonima via del centro marinaro della città, era a pochissimi passi dall’abitazione della giovane poliziotta, in Piazza Bruno Buozzi, e la accolse con la gentilezza dei suoi dipendenti e il condizionatore rotto. Ogni pagina sfogliata, ogni frase letta, ogni parola analizzata era un goccia di sudore che si impregnava nella t-shirt bianca. Il tatto era il senso che più le apparteneva, pragmatico come lei, e toccare i libri la ripagava di quella fatica. La poliziotta bolognese aveva fra le mani Storia di Terracina di Arturo Bianchini, uno storico ansurate del ‘900 a cui era stato dedicato l’Istituto Tecnico Commerciale della città. Nonostante l’imponenza e il rigore con cui era stato scritto, neanche questo libro le aveva fornito la chiave per scardinare l’omertà della sua amica Martina.

La poliziotta si stropicciò gli occhi e si stiracchiò. Lo sguardo andò a posarsi su un libretto grigio chiaro, evidentemente ingiallito dal tempo, sul cui frontespizio campeggiava la scritta Circeo − Terracina − Fondi. Era un’opera dell’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato, con le scritte così minuscole che gli occhi già provati di Laura dovettero avvicinarsi alle pagine filigranate per mettere a fuoco.

− Chiesa della Maddalena. − lesse la ragazza ad alta voce quasi per scuotere l’intorpidimento della sua mente − se ne vedono i resti sotto la palazzina del prof. dott. Decio Salvini, ai piedi delle rocce strapiombanti di Monte S. Angelo. Appartenne dapprima ai cavalieri templari − Laura si fermò un momento e cominciò a pensare che, se non era stata catapultata in uno di quegli eccessivi film americani con Nicolas Cage atto a svelare incredibili misteri con tanto di torcia in mano e sempre la stessa faccia spaventata, le parole dette da Martina cominciavano ad avere un loro concreto significato. I Templari erano stati a Terracina. Aveva letto molte teorie sul rapporto fra i famosi cavalieri e la massoneria. Alcuni pensavano che fossero la stessa cosa.

 

 

 Dal Capitolo 34 "La Casa di Dio" del romanzo IL SOLITARIO di Massimo Lerose

 

La giovane poliziotta s’incamminò per Via Dante Alighieri, passando sotto le fronde degli alberi della Collinetta, attraversò la passerella sul canale Pio VI ed entrò nel bar che faceva angolo. Venne investita da un profumo di pizza appena sfornata che aveva attirato nel locale decine di pescatori, sia quelli che avevano smontato che quelli che dovevano ancora attaccare a lavorare nel porto lì vicino o sulle paranze. Pizza squisita. Ma era di un buon caffè che aveva bisogno.

− Ispettore, buongiorno. − la salutò cordialmente il proprietario del Bar Gavotti.

− Ciao Michele. Un caffè al vetro, per favore.

Laura venne attirata dalle foto antiche attaccate alla parete dietro il bancone. Non ci aveva mai prestato tanta attenzione, troppo presa dai pensieri della vita e del lavoro. Ma stavolta qualcosa sembrò come prenderla per i capelli e obbligarla a guardare.

− Ecco a lei.

− Di che anno è quella foto?

− Questa? − chiese il barista indicando una foto di Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto senza ancora la passerella.

− No, quella accanto. − indicò una foto in bianco e nero − Quella non è Villa Salvini?

− Brava Ispettore! Terracina la conosce meglio lei che è forestiera che non i terracinesi! − il barista osservò meglio e notò una scritta con la penna − È del cinquantotto.

− Chi sono quei due uomini che si stringono la mano?

Il signor Michele Gavotti chiamò la mamma che stava stendendo l’ennesima latta di pizza. La signora uscì dalla cucina e senza bisogno neanche di guardare la stampa esclamò − Quello di destra è la buonanima del Dottor Decio Salvini. Bravo cristiano eh! Ha sempre aiutato tutti.

− E l’altro? − insistette la ragazza come se fosse di vitale importanza.

− L’altro era un matto che se voleva comprà la villa di Sor Decio. − Laura ebbe un sussulto − Veniva da Velletri. Un montanaro testone. Capirai!

 

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Massimo Lerose
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Profilo

  • Massimo Lerose
  • Massimo Lerose nasce nel 1978.
E' attore, regista e scrittore.
Per molti dovrebbe trovare un "lavoro serio".
Per alcuni è un "talento sprecato".
Per pochi è semplicemente Massimo.
La sua casa è il mondo.
Il suo mondo è Terracina."
  • Massimo Lerose nasce nel 1978. E' attore, regista e scrittore. Per molti dovrebbe trovare un "lavoro serio". Per alcuni è un "talento sprecato". Per pochi è semplicemente Massimo. La sua casa è il mondo. Il suo mondo è Terracina."