Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
18 maggio 2010 2 18 /05 /maggio /2010 17:26

Torino. Salone del Libro.

Fra le mille iniziative c'è stata anche la presentazione del numero 50 della rivista letteraria PROSPEKTIVA.

Cifra tonda, bella, elegante, proprio come la rivista che si ostina ad uscire da dieci anni a questa parte, distribuita in tutta Italia, anche nel circuito Feltrinelli.

Ostinazione, già... e questo è stato proprio il tema di questo numero, su cui si sono cimentati gli scrittori.

E così, per la terza volta, mi capita di avere un mio racconto pubblicato, al fianco di bravissimi colleghi. Stavolta, forse, ne vado ancora più fiero, perché il racconto è ambientato nella mia amata città e racconta un fatto orribile e vero: il bombardamento durante la seconda guerra mondiale.

Il racconto lo scrissi nel 2002, ai tempi dell'università, per l'esame del corso di Teorie e Tecniche della Scrittura Creativa. Presi uno dei miei pochi 30. Ma la soddifazione più grande furono le parole di elogio e incoraggiamento a crederci nel voler fare questo mestiere che mi disse il Professore. Parole vere e genuine come lui.

Si chiamava, e grazie al cielo si chiama ancora, Vincenzo Cerami.

 

qui sotto il disegno in copertina

14994_1460317714776_1438420083_31220154_8106575_n.jpg

 

4 SETTEMBRE ’43

 

 È meravigliosa l’Italia per uno straniero come me, anche se da anni è in mano a queste merde in camicia nera seduti qui di fronte. Anche se ora è in guerra.

Il marinaio che si sporge dal finestrino per vedere il panorama che cambia mentre il treno curva a sinistra deve essere di queste parti perché è ansioso come un papà che fa avanti e indietro fuori la stanza dove sta per nascere suo figlio.

Credo che stiamo proprio arrivando a Terracina.

D’un tratto, il giovane soldato della Marina Italiana comincia a parlare con la gente sui carretti che viaggia verso Roma sulla strada sterrata che costeggia il binario unico, ai lati del quale, di tanto in tanto, scorgo dei ruderi romani incastonati fra ulivi e vigneti. Il ragazzo urla qualcosa, affacciato al finestrino, perché il rumore della locomotiva che sbuffa, dello stridere delle ruote d’acciaio e del vento che sibila ti priva quasi dell’udito.

Però io ci vedo bene e, nonostante il tumulto creato da quelle grida e gli spostamenti concitati degli altri viaggiatori, il mio sguardo si fissa su quel marinaio che ora si è accasciato sul sedile di legno, con lo sguardo perso nelle venature e nei nodi del sedile di fronte al suo. Ha le mani nei capelli spettinati dal berretto bianco.

Tutti indicano fuori dai finestrini.

Mio Dio!

Macerie, cadaveri, il fumo e la polvere che ricoprono la città arroccata su una collina a due passi dal mare come se fosse nebbia. Il sole è troppo alto per far passare i suoi raggi di speranza.

Il marinaio non osa guardare quel vile scempio, preferisce che gli occhi si rifugino nel caldo marrone del posto dirimpetto. Le mani stringono il cranio come se lo volessero aprire per far volare via i brutti pensieri.

Il treno fischia, poi sbuffa. Siamo arrivati.

Le uscite sono prese d’assalto. Lo sciame umano si sposta dai vagoni a quello che credo debba essere l’ufficio del capostazione.

Ssono rimasto lì, attonito, cercando anch’io qualcosa di confortante da guardare. Ma non trovo nulla che riesca a togliermi dagli occhi le miserie di una guerra che non ha vincitori, ma solo ennesime vittime del delirio umano di onnipotenza.

I cattivi pensieri mi hanno distratto per non so quanto. Solo ora mi accorgo che ho addosso gli occhi rossi e gonfi di lacrime del marinaio. Ma il ragazzo dal berretto bianco non ha più lo sguardo vuoto di prima.

In un attimo lo vedo alzarsi, superami e precipitarsi verso un vecchietto piccolo, piccolo che, col solo aiuto del suo bastone, era salito sul treno in cerca di qualcuno che stava aspettando da sempre. Il marinaio lo prende fra le braccia e lo stringe a sé come se volesse soffocarlo col suo amore.

Vecchio e giovane parlottano fra loro, continuando ad accarezzarsi il viso. Uno ha le mani rugose e l’altro baffi che me lo hanno fatto sembrare qualche anno più grande.

Ora il marinaio viene verso di me, mi abbraccia e mi dice qualcosa in italiano, frasi che io non comprendo appieno, ma sono contento lo stesso perché l’ho visto piangere di gioia e perché le uniche parole che ho capito mi sono suonate stupende: “Sono vivi!”.

Condividi post

Repost 0
Massimo Lerose
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : Blog di Massimo Lerose
  • Blog di Massimo Lerose
  • : Meglio stare all'Indice che al medio... Scrittori Pericolosi, non scrittori fottuti!
  • Contatti

Profilo

  • Massimo Lerose
  • Massimo Lerose nasce nel 1978.
E' attore, regista e scrittore.
Per molti dovrebbe trovare un "lavoro serio".
Per alcuni è un "talento sprecato".
Per pochi è semplicemente Massimo.
La sua casa è il mondo.
Il suo mondo è Terracina."
  • Massimo Lerose nasce nel 1978. E' attore, regista e scrittore. Per molti dovrebbe trovare un "lavoro serio". Per alcuni è un "talento sprecato". Per pochi è semplicemente Massimo. La sua casa è il mondo. Il suo mondo è Terracina."